Cima Senza Nome

ALPI CARNICHE – GRUPPO SERNIO-GRAUZARIA. Cima Senza Nome (1930 m); pareti ovest e ovest nord ovest.
Sono queste le pareti più recondite dell’intero gruppo montuoso. Esse infatti si rendono visibili solo dalla parte alta del lungo e impervio sentiero che collega l’abitato di Grauzaria, in Val Aupa, all’intaglio del Portonat. La parete ovest, assai vasta e alta più di 400 m è compresa tra il pilastro O a destra, formato da un ampio basamento e terminante con una svelta guglia, e lo spigolo ONO a sinistra molto frastagliato ed evidente solo a metà altezza della parete. La parete ONO è meno alta e, oltre un tratto verticale, prosegue meno ripida e intercalata da vaste mughete e colate detritiche, spingendosi senza soluzione di continuità sotto la cresta sommitale che collega la Cima Senza Nome all’anticima SE della Creta Grauzaria. Entrambe le pareti s’innalzano dal solco del canalone denominato Lavaron da la Crete.
A causa del laborioso accesso, oltre che alla difficile osservazione, queste pareti erano state percorse, fino al 2017, da una sola via per opera della cordata Soravito e Stabile nel 1946. Le due vie di recente realizzazione hanno evidenziato la presenza di roccia per lo più solidissima e articolata che permette un’arrampicata piacevole e sicura, adatta all’uso di protezioni veloci.

Parete ovest nord ovest, via Silente Lavaron, Mario Di Gallo e Daniele Moroldo, 30 maggio 2017.

La via percorre la bella e breve parete verticale sovrastante due canali paralleli e inclinati a destra, raggiunge una cresta secondaria e per questa si porta in vetta.

Accesso. Dal rifugio Grauzaria 1250 m si risale il canalone del Portonat a 1860 m (via normale alla Creta Grauzaria). Si scende poi sull’opposto versante della forcella seguendo tracce di sentiero fino a individuare sulla sinistra la possibilità di scendere per detriti franosi sul fondo del canalone del Lavaron da la Crete e alla base della parete ONO. Scendere fino a individuare due caratteristici canali obliqui da sinistra a destra; l’attacco della via è posto nel camino compreso tra i due canali (ore 2.00 dal Rifugio; ore 2.45 dal parcheggio dei Nanghez). È anche possibile seguire l’accesso della via seguente e proseguire sul fondo del Lavaron da la Crete fino a portarsi all’attacco a 1550 m c. (ore 3.10 da Grauzaria).

Relazione. Salire il camino e il successivo colatoio per 65 m (II). Lasciato il colatoio si sale in parete obliquando a destra e portandosi alla base di una colata di roccia più scura (55 m; III). Salire direttamente la parete formata da roccia solida e appigliata superando alcuni blandi strapiombi (60 m; V; 1 cordino). Superare uno strapiombo e salire diritti per raggiungere un largo diedro inclinato (60 m; V, IV, III; un cordino). Proseguire per i successivi salti rocciosi formanti una costola sporgente dalla parete fino al termine delle difficoltà presso una macchia di mughi (60 m; II). Proseguire per 150 m tra i mughi e qualche facile roccetta in leggero obliquo a sinistra per raggiugere il risalto con ometto della Cima Senza Nome (ore 3.00). Caratteristiche tecniche generali della salita. Dislivello 350 m; difficoltà fino al V su roccia solida e molto solida nel tratto centrale più difficile che offre un’arrampicata sicura e facilmente proteggibile (lasciati 2 cordini; usati chiodi, tolti, solo per le soste).

Parete ovest, via “i cuars dal bec”, Mario Di Gallo e Daniele Moroldo, 22 giugno 2017.

Questo itinerario si sviluppa sul basamento del pilastro O, confluisce nel colatoio ascendente da sinistra (percorso dalla via Soravito e Stabile) e prosegue direttamente in direzione del compatto pilastro sommitale che evita sulla sinistra.
Accesso. Dal parcheggio a monte delle case di Grauzaria, 550 m, si segue per un breve tratto la strada asfaltata per Monticello, 150 m prima del ponte sul Rio da la Forcje si prende a destra la strada cementata che sale ripida nel bosco di pino nero. Al termine della corazzatura in cemento salire per una stretta strada ormai inerbita a destra fino a trovare, dopo 400 m circa, l’attacco del sentiero che si stacca a destra. Procedere lungo il sentierino che sale ripido nel rado bosco di pini, si attraversa a sinistra un canale detritico e si raggiunge il fondo di un rio con grandi massi. Salire tra i massi per 100 m, a sinistra si nota un franamento e i segni pensili del sentiero franato, salire  ancora qualche metro finché non si trova la possibilità di traversare a sinistra sopra la frana e, disceso un breve canale franoso, si riguadagna il sentiero. Si prosegue in salita obliquando a sinistra per cenge, superato un passaggio esposto, il sentiero risale ripido un costone boscoso, aggira a sinistra il costone e in piano prima e poi in discesa porta nel vallone del Rio da la Forcje fino a raggiungerne il fondo, 950 m, che qui si presenta con una congerie di enormi massi incassati tra dirupate pareti e fitte mughete. Salire tra i massi dell’alveo, una barriera di grandi blocchi va superata sulla sinistra con un passaggio in arrampicata di II, giungendo a una diramazione del rio, a 1100 m c. (ore 1.00; magnifica vista sulla elegante parete SO della Cima Senza Nome).
Lasciare la traccia segnalata che prosegue a sinistra alla volta del Portonat e salire invece lungo il rio che confluisce da destra (sinistra or.; ultima acqua), a una diramazione prendere ancora a destra verso il ramo che si trasforma in forra (si tratta del rio originato dal Lavaron da la Crete). Superare direttamente un paio di salti assai lisci (II, III+) e, dove la forra impedisce il proseguimento, salire a destra un ripido pendio erboso intercalato da qualche pino. Dopo un tratto in traversata su un pendio erboso si guadagna uno stretto canale pensile sulla forra precedentemente evitata. Salire nel canale superando direttamente alcuni salti di fondo (II e III); quelli più difficili si aggirando sui pendii di sinistra. Giunti sotto un salto strapiombante alto 6 m traversare a sinistra per una cengia e imboccare il secondo camino (III), superare una paretina a destra (II) raggiungendo una fitta macchia di mughi. Scendere il pendio a destra in direzione del canale fin sotto l’ultimo salto. Superare il salto di roccia compatta (II) oltre il quale si incrocia il sentiero attrezzato Cengledal Bec (ore 1.45; è possibile anche proseguire direttamente oltre l’ultimo camino destreggiandosi tra i mughi e intercettando il sentiero qualche centinaio di metri più a monte). Fin qui si può giungere anche dal Biv. Feruglio seguendo l’itinerario della Cengle dal Bec fino all’uscita dal canale attrezzato e all’origine della grande cengia (ore 1.15; ore 3.30 dal parcheggio di Nanghez). Seguire la cengia lungo una traccia aperta inizialmente tra i mughi, poi coperta da detrito (attenzione a possibili caduta di pietre dall’alto per franamenti della parete). Allontanarsi dallo zoccolo della parete verso sinistra per poter salire meno faticosamente fino a tornare in prossimità della parete, qui nera e strapiombante, dove si riprende la traccia che percorre l’ultimo tratto della cengia che va restringendosi (cavo metallico alla fine) e termina improvvisamente presso il fondo
accidentato del canalone denominato Lavaron da la Crete (presenza d’acqua possibile ma non costante). L’attacco della via è situato 200 m prima della fine della cengia e 200 m dopo l’attacco della via Barbarino e Di Gallo, presso un diedro strapiombante a q. 1500 m c. (unico punto debole in questo tratto di parete) situato a destra di una fascia di roccia gialla (15 min.; ore 3.00 dal parcheggio).

DSC07240-Relazione.
1-Salire il diedro strapiombante (cordino) alto 8 m, uscire a destra e per la parete (qualche blocco instabile) salire prima dritti poi obliquando verso sinistra e per una placca portarsi a un terrazzino (55 m; V+, V).
2- Proseguire direttamente per parete fessurata (cordino), superare una bella placca compatta sormontata da un ciuffo di mughi e raggiungere un zona a gradoni nei pressi del canale, qui poco marcato, percorso dalla via Soravito e Stabile (55 m; V, V+).
3- Salire la parete gradonata, ma formata di solida e pulita roccia, obliquando a sinistra fino a raggiungere una vasta cengia sottostante una parete verticale (70 m; II, III).
4- Percorrere la parete composta di roccia solidissima e articolata puntando a una fascia gialla che si evita a destra per una lama di roccia seghettata e solida (55 m; III, IV, V-; un cordino).
5- Superare i successivi gradoni puntando verso destra a una fessura irregolare (cordino) che permette di raggiungere un terrazzo con mughi (60 m; III, V).
6- Seguire uno stretto camino sulla destra e la successiva parete assai articolata portandosi su una larga cengia detritica sottostante il pilastro terminale ben visibile dal basso (40 m; IV+, III).
7- Evitare il pilastro per un diedro a sinistra che si trasforma in rampa sulla quale si sosta nei pressi di un diedro inclinato che solca la parete destra (60 m; IV, III).
8- Seguire il diedro inclinato, la successiva balza e il colatoio (1 ch.) che porta su una crestina nei pressi dell’anticima S della Cima Senza Nome (55 m; IV, III; unica lunghezza con roccia instabile, evitabile proseguendo per la rampa e uscendo in cresta qualche metro più a nord). Seguire la cresta verso sinistra (N), risalire un risalto di 5-6 m (III) e proseguire sul filo e sulla destra (E) della cresta. Raggiunto un netto intaglio (ometto che indica l’uscita della via normale che sale da est) si sale per facili rocce sul lato ovest fino a toccare la Cima Senza Nome (ore 5.30 dall’attacco; ometto di vetta).
Caratteristiche tecniche generali della salita. Dislivello 430 m (sviluppo 450 m fino sull’anticima S), difficoltà V. Lasciati 1 chiodo e 4 cordini. La roccia è sempre solida e molto articolata, permette un’arrampicata sicura e di grande soddisfazione con ottime possibilità di usare protezioni veloci.

Discesa. Dalla cima scendere seguendo il versante ovest della cresta, superando alcune macchie di mughi, per raggiungere l’intaglio più basso, a 1850 m c., di tutta la cresta che collega la Cima Senza Nome alla Creta Grauzaria. Abbassarsi ora sul versante ovest per facili pendii detritici puntando a una rampa che termina sul fondo del canalone roccioso del Lavaron da la Crete, sopra un salto di 50 m.
Qui si presentano due possibilità:
a) scendere con una corda doppia di 50 m (ancoraggio su spuntone) e proseguire sul fondo arrampicando sui successivi salti rocciosi che oppone il fondo della gola (II, III; oppure doppia di 15 m); l’ultimo salto liscio e inclinato si evita traversando a sinistra orografica su rocce detriti per guadagnare un canalino (II) che porta al termine delle difficoltà della gola rocciosa.
b) traversare a sinistra orografica superando alcune piccole dorsali fino a intercettare un canalino che permette di perdere quota (I, II) finché esso termina con un salto impraticabile sopra la gola. Traversare ulteriormente per sfasciumi a sinistra orografica intercettando il canalino finale che (II) permette di uscire presso lo sbocco roccioso della gola al termine delle difficoltà. La gola rocciosa termina alla confluenza del largo canale discende dall’intaglio del Portonat che dovrà valicare chi è pervenuto dal Rifugio Grauzaria. Scendere ancora tra grossi massi e detriti, modificati periodicamente dalle alluvioni, per c. 400 m e, prima che il canalone si trasformi in profonda forra (sulla sinistra si nota il cavo al termine della grande cengia denominata Cengle dal Bec), traversare a destra orografica su detriti franosi e salire per un canale tra i mughi (segni rossi), fino a incontrare litinerario che da Grauzaria sale al Portonat (ore 1.30). Seguendo quest’ultimo verso sinistra, dapprima con breve salita e poi con una lunga discesa sul fondo dirupato del Rio da la Forcje (attenzione a non prendere una falsa diramazione a destra che porta verso la Val Nuviernulis), si raggiunge la biforcazione posta a q. 1100 m c. e, seguendo le seguenti tracce di sentiero si ritorna al parcheggio a monte di Grauzaria (ore 2; ore 3,30).

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Di Gallo Mario

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CJANOS

Cjanos è l’epiteto con cui si definiva il gruppo di arrampicatori gemonesi, molto attivo tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso. La via che proponiamo è stata aperta con chiodatura normale (ottima per qualità  e per misurata distanza), partendo da una placca molto difficile che richiesto una sicurezza e una convinzione non comuni a chi è partito ai tempi per affrontarla dotato di soli chiodi e martello.

Abbiamo contattato Remigio per ottenere la relazione e il suo benestare in previsione di un restyling della sua bella via, al fine di renderla godibile anche ai moderni arrampicatori che di chiodi ne sanno ben poco. In pratica le soste sono state tutte ben attrezzate, quelle di calata con catene fisse (onde evitare i grovigli di cordini grigiastri), con l’aggiunta di qualche spit di protezione. Insomma questa via va ad aggiungersi alle altre due attrezzate dal basso con spit negli anni scorsi (flopland e spigolo Sha), rendendo questa parete ombrosa davvero interessante, specie in tempi di canicola.

Data la conformazione delle fessurazioni  questa via, rispetto alle altre, non soffre dei ristagni di umidità che rendono scivolosi gli appigli nelle giornate umide.

Dal parcheggio di Nanghez, in Val Aupa si sale la mulattiera diretta al Rifugio Grauzaria; alla fine del bosco di faggi si sale a sinistra per una traccia segnalata che conduce al Bivacco Feruglio. Giunti vicino alle pareti nord salire per i tornanti a sinistra fino dove il sentiero spiana, qui si va destra sopra un grande blocco e all’intaglio tra questo e la parete (spit di sosta); ore1:15 dal parcheggio.

Un po’ di referenze: primi salitori (in ordine alfabetico) Sergio “Cece” Boezio, Dino Brollo, Valerio Fadi e Remigio Stefenatti, il 30 luglio 1989; seconda salita Corrado Spangaro, Roberto Vassena il 15 settembre 1990; ri-chiodatura Andrea e Mario Di Gallo, il 28 maggio 2017.

Note tecniche: la via ha uno sviluppo di 150 m, con difficoltà fino al 6a; utili corde da 60 m che agevolano il rientro in doppie; bastano 12 rinvii accompagnati da qualche cordino per le soste e qualche friend medio per integrare le protezioni. Le tre calate sono agevoli e avvengono da soste fisse. Altre informazioni sono demandate a foto e schizzo.

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La placca del primo tiroplacca

 

La Cima Nord Est vista dal sentiero per il Rif. GrauzariacimaNE

La parete di Flopland con in bianco la via Cjanos, in rosso Floplandflopland2_tr_1

 

A. e M. Di Gallo

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Vozni redi v Alpah 2017 Treni e bus attraverso le Alpi orientali

http://www.cipra.org/sl/cipra/slovenija/aktivnosti-v-teku/vozniredi

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Sisifo verrà a Dordolla.

http://www.unikum.ac.at/001_PROJEKTE_2017_FI/SISIFO_NARANAMA_FI/001_SISIFO_NARANAMA_index_2017.html

Sisifo ritornerà a Dordolla.

Era quasi scomparso,

ma è ritornato per spiegarsi a tutti nelle lingue delle Alpi orientali, e altre.

Il 24 e 25 giugno 2017.

 

 

 

 

 

 

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Sulla cima del Monte Sernio per il versante sud-ovest.

Per alpinisti che vogliono scoprire una via di salita al Monte Sernio per il versante sud-ovest. Gli autori l’hanno chiamata: via normale dell’anello. Per anello si intende che questa si può collegare con il versante est o con lo spigolo nord-ovest. Però attenzione !!! E’ per escursionisti esperti.

Punti di appoggio ricovero forestale Palasecca di Mezzo e Rifugio Monte Sernio.

Vista generale della salita per la via Liessi.

 

 

 

 

 

http://caitolmezzo.it/2016/09/28/via-normale-dellanello-monte-sernio-cresta-sud-ovest/

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In cammino con le sezioni montane del Club Alpino Italiano del Friuli-Venezia Giulia.

Escursioni per tutto il 2017.

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Alpi Giulie: eventi 2017 nell’Ecoregione Transfrontaliera.

Europarc

Ecoregione_transfrontaliera_AlpiGiulie_Eventi_2017

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